Lettera di Pike - Supremo Consiglio CAMEA

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Lettera di Pike

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Albert Pike, 33° Sovrano Gran Commendatore
del Rito Scozzese Antico e Accettato della Massoneria Americana,
Giurisdizione Sud degli Stati Uniti
Risponde all'Enciclica Humanum Genus del
Pontefice Leone XIII

Discorso tenuto al Supremo Consiglio nell'Ottobre 1884

Se la Lettera enciclica di Leone XIII, intitolata Humanum Genus, ossia Il genere umano, dalle parole di apertura, non fosse stata altro che una condanna della Massoneria, io non l'avrei ritenuta degna di risposta, nonostante la sua malvagità, ma sotto la maschera di una condanna della Massoneria e con unaesposizione delle enormità e delle immoralità dell'Ordine, per certi aspetti così assurdamente false da essere ridicole, questa Lettera da una attenta lettura si è rivelata una vera dichiarazione di guerra e il segnale di una crociata contro i diritti del singolo uomo e della comunità degli uomini; contro la separazione tra Chiesa e Stato e la relegazione della Chiesa entro i limiti delle sue legittime funzioni; contro l'istruzione libera da influssi religiosi settari; contro la politica secolare dei paesi non cattolici in materia di matrimonio e divorzio; contro la grande dottrina sulla quale poggiano, come roccia che non deve essere scossa, le basi della nostra repubblica, ossia che «gli uomini sono superiori alle istituzioni e non le istituzioni agli uomini.. contro il diritto del popolo di deporre governanti oppressivi, crudeli e indegni; contro l'esercizio del diritto di libertà di pen­siero e di parola e contro tutti i governi costituzionali, non solo quelli repubblicani. È il segnale per scatenare una cospirazione organizzata contro la pace del mondo, il progresso dell'intelletto, l'emancipazione dell'umanità, l'immunità delle creature umane dall'arresto, dall'incarcerazione, dalla tortura e dall'assassinio da parte di un potere arbitrario e oppressore, e contro il diritto degli uomini alla libera ricerca della felicità. È una dichiarazione di guerra che schiera tutti i fedeli cattolici degli Stati Uniti non solo contro i propri concittadini, i fratelli dell'Ordine della Libera Massoneria, ma contro quei princìpi che sono la vera linfa vitale del governo del popolo del quale essi dovrebbero far parte, e non come membri di colonie italiane, sudditi docili e ubbidienti di un Potentato straniero e di cardinali, europei e americani, i cosiddetti Principi della Chiesa. Pertanto, vedendo che da nessuna parte è venuta una risposta in lingua inglese, in maniera tale da sembrarmi degna della Libera Massoneria, io mi sono accinto a dare una risposta per il Rito Scozzese Antico e Accettato, il quale è sempre pronto a discolparsi delle diffamazioni e a portare la guerra nelle dimore dell'errore. lo non intendevo mettermi sulla difensiva, protestando contro le accuse della Bolla papale, ingiuste per la Libera Massoneria dei paesi di lingua inglese in tutto il mondo, adducendo a pretesto la non responsabilità della Massoneria britannica e americana per gli atti o le opinioni della Massoneria del continente europeo, né ero disposto a scusarmi per l'audacia della Libera Massoneria nel permettersi di esistere e di stare dalla parte dei grandi principi del libero governo. Quando la rivista londinese, che è la voce della Massoneria della Gran Loggia d'Inghilterra, protestò con toni di biasimo, affermando che la Massoneria britannica è innocente delle accuse mosse dalla Bolla papale contro la Libera Massoneria come una e indivisibile, dichiarando che la Massoneria britannica non ha opinioni politiche o religiose, e che non simpatizza minimamente con le opinioni avventate e con le stravaganti espressioni della Massoneria continentale, le fu giustamente e definitivamente tappata la bocca dagli organi della Chiesa di Roma con la risposta: È inutile che voi protestiate. Siete Massoni e li riconoscete come Massoni. Date loro appoggio, incoraggiamento e sostegno; siete solidalmente responsabili con loro e non potete sottrarvi a cotanta responsabilità. Ed ecco cosa scrive il vescovo di Ascalon, vicario apostolico di Bombay, ecc. nella lettera pastorale con cui viene promulgata la Bolla: Nell'adempimento dei propri doveri, i parroci e i confessori non devono riconoscere valida o ragionevole quella semplice scusa secondo la quale l'unico scopo della Massoneria in India e in Inghilterra sarebbe il passatempo sociale, il reciproco progresso e la beneficenza. Questi scopi non abbisognano di un terribile giuramento di segretezza né di un sistema elaborato di tanti gradi a scala, né di un collegamento con le Logge Massoniche di altri Paesi, il carattere e lo scopo delle quali sono indubbiamente anticristiani, antisociali e rivoluzionari per cui è impossibile qualsiasi altra dissimulazione. Le Logge massoniche di tutto il mondo sono saldamente unite e legate assieme nella solidarietà. Se tutte partecipano al piacere di un trionfo raggiunto da una particolare Loggia o dalle Logge di un particolare Paese, tutte devono essere parimenti bollate con il marchio di setta anticristiana, antisociale e rivoluzionaria così come in molti paesi è già nota a tutti la Massoneria, persino sfacciatamente ammessa dai suoi propri adepti. lo non ero disposto che il Rito Scozzese Antico e Accettato della Giurisdizione Sud degli Stati Uniti dovesse umiliarsi tanto per un motivo così insignificante; né d'altra parte v'era alcun pericolo che lo avrebbe fatto. Gli organi della Massoneria americana erano propensi a ritenere superflua qualsiasi risposta a questa Enciclica e a considerarla con sdegnosa indifferenza. Secondo loro, così pareva, i fulmini del Vaticano erano innocui e la Massoneria americana avrebbe fatto una sciocchezza a preoccuparsi tanto di quella Bolla. Potrebbe essere anche così, e accetto con piena umiltà l'ammonizione che il rispondere sarebbe solo fare molto rumore per niente. Ma la Massoneria degli Stati Uniti non è quella che era ai tempi dei nostri Padri. Mentre essa è riuscita, seguendo la spinta del fratello Richard Vaux della Pennsylvania e di altri ancora, a isolarsi piuttosto efficacemente dalla Massoneria del resto del mondo, altri Ordini o Obbedienze in seno al Paese cercano di farsi largo senza tante formalità in una lotta per la precedenza, e invano essa si appella al suo antico passato e all'antico prestigio per proteggersi dalla irriverenza. Si stanno avendo danni incalcolabili a causa di quei Corpi di ignobile origine, i cui agenti scorrazzano per il Paese invitando gli uomini ad accettare falsi gradi, da loro messi in giro, vendendoli, a chiunque li voglia comprare, a dieci o quindici dollari la dozzina, conferendo li in un'ora più o meno, o richiedendo agli acquirenti un solo impegno. Riti che non possono pretendere di essere massonici, che non insegnano niente che sia degno di niente, sbandierando con ostentazione un mucchio di gradi che non sono altro che numeri e nomi. Nuovi Ordini chiamati massonici spuntano fuori come funghi e persino la Massoneria ufficiale, ritenuta responsabile di tutte queste stravaganze e molestie, fa sfoggio di uniformi, gingilli, collari e gioielli, che danno troppo nell'occhio, guadagnandosi sì la popolarità ma perdendo il diritto alla riverenza. Il suo compiacente senso di sicurezza potrebbe essere, un domani, amaramente turbato. Ho l'impressione che una crociata organizzata contro di essa da parte di tutti i cattolici degli Stati Uniti, in un movimento antimassonico organizzato, diretto dal papato e architettato da preti, vescovi e cardinali, non sia qualcosa che possa essere presa tanto alla leggera dalla Massoneria americana, o trattata con indifferenza e considerata con sdegno sublime e signorile. Ed è anche vero che le sue affermazioni, secondo le quali la Massoneria americana non ha opinioni politiche o religiose né alcuna simpatia con le tendenze rivoluzionarie di quella europea, non placheranno certamente il papato né si guadagneranno ovunque il rispetto. Anche se in altri Paesi la Massoneria ha perso di vista gli Antichi Doveri, tollerando persino il comunismo e l'ateismo, è meglio sopportare dieci anni di questi mali anziché vivere una settimana sotto la diabolica tirannia dell'Inquisizione e della soldataglia nera di S. Ignazio di Loyola. L'ateismo è uno squallido scetticismo, ma almeno non perseguita, non tortura, né mette sul rogo coloro che credono nell'esistenza di un Dio. La Libera Massoneria non si mostrerà a lungo indulgente verso azioni o opinioni stravaganti da qualsiasi parte esse provengano. Essa ha in sé l'energia e la capacità di liberarsi in tempo di ogni errore, e colui che sostiene essere pericoloso permettere all'Errore di dire ciò che vuole, quando la Verità ha la libertà di combatterlo e di confutarlo, svilisce enormemente l'umanità. La Massoneria, comunque sia, procederà alle sue riforme a modo suo, e anche se lo potesse, non ricorrerebbe mai, nemmeno per salvarsi dalla dissoluzione, a mezzi come quelli che il papato ha fino a questo momento utilizzato e che utilizzerebbe ancora con gioia, pur di estirpare il Giudaismo, l'Eresia e la Massoneria. In nessuna parte del mondo la Massoneria ha mai congiurato o al rispetto degli uomini. Ovunque vi sia adesso un governo costituzionale che rispetti i diritti degli uomini, del popolo e la pubblica opinione del mondo, la Massoneria sarà sempre il leale sostenitore di quel governo. Essa non è mai stata al soldo del dispotismo armato, né ha mai incoraggiato la persecuzione. Essa non ha mai favorito dei Borgia, né individui che hanno strangolato o fatto morire di fame altri papi come Bonifacio VII, né avvelenatori come Alessandro VI e Paolo II!. Essa non ha un albo di inquisitori beatificati o di altri assassini, né è mai stata in alcun Paese la nemica del popolo, né colei che sopprime la verità scientifica, che soffoca il diritto divino alla libera ricerca dei grandi problemi intellettuali e spirituali offerti dall'universo, né colei che estorce la confessione con la ruota, o che mette al rogo le donne e i cadaveri riesumati dei morti. Essa non è mai stata nemica del genere umano, né sventura e terrore della cristianità. I suoi santi patroni sono sempre stati San Giovanni Battista San Giovanni Evangelista e non quel Pedro Arbues d'Epila, Inquisitore Principale di Saragozza, il quale, assassinato nel 1485, fu beatificato da Alessandro VII nel 1664. Non è di certo quando si concentrano i poteri del papato per schiacciare la Massoneria dei Regni Latini e delle repubbliche del mondo, che i Massoni del Rito Scozzese Antico e Accettato degli Stati Uniti dichiareranno, per qualsiasi motivo, di non nutrire alcuna simpatia con i Massoni del continente europeo o con quelli del Messico o delle Repubbliche Sud Americane. Se tutti questi cadono in errori pratici o indulgono in stravaganze dogmatiche, noi faremo sentire il nostro dissenso e le nostre rimostranze, ma non dimenticheremo che la Massoneria del nostro Rito e del Rito francese è sempre stata l'apostolo della libertà civile e religiosa, e che il sangue dei massoni spagnoli e di altri paesi latini ha spesso glorificato e santificato gli strumenti di tortura, i patiboli e i pali del papato e dell'Inquisizione. Inoltre, la Massoneria tanto detesta le atrocità del papato quanto aborrisce quelle commesse da Enrico VIII d'Inghilterra e da sua figlia Elisabetta, nonché l'assassinio di Sir Thomas More! e di Michele Sérveto-, l'uccisione dei Quaccheri messi a morte dal bigottismo del New England, e l'atroce supplizio e assassinio dei Covenanters  scozzesi  e dei Non-Conformisti, la ferocia di Claverhouse e di Kirk e lo spietato massacro dei sacerdoti cattolici durante l'infuriare della rivoluzione francese. La Massoneria conosce bene e con gioia riconosce i servizi resi all'umanità nei secoli passati da alcuni pontefici della Chiesa e da molti membri del clero cattolico. Essa ha sempre reso giustizia alla vita esemplare, alle buone opere, all'abnegazione, alla devozione e al semplice e puro eroismo di questi uomini così eloquen­ temente e magnificamente descritti da Kenelm Henry Digby''. Essa ha sempre reso piena giustizia alla memoria di quei fedeli e devoti missionari della Compagnia di Gesù e di altri ancora, che sopportarono la croce nelle terre più barbare sotto un torrido sole, per far conoscere ai selvaggi le verità e gli errori insegnati dalla Chiesa di Roma, nonché le più semplici arti della civiltà. Essa non è mai stata colei che ingiuria in modo irragionevole e insensato quella Chiesa, scagliandosi contro di lei senza alcuna misura o rispetto per la giustizia e la verità, né potrebbe esserlo ricordando che non solo Bayard e Ou Guesclin, ma sir Henry More, Las Casas e Fénelon erano suoi leali servitori. Ma la Massoneria ha anche imparato a sue proprie spese che non vi sono pagine della storia del mondo così ricche di crimini spaventosi e di atti mostruosi di violenza crudele come quelle del papato di Roma; e ora con la riesumazione delle Bolle di Benedetto XIV e di Clemente XII, la Massoneria sa che l'apparente moderazione, mansuetudine e liberalità di opinione di quella Chiesa sono solo una maschera che, una volta strappata dalla sua faccia, rivelerà lo spirito disumano, intollerante, persecutorio e crudele che arde feroce come sempre nei suoi occhi sanguinario Pare che quella Chiesa non abbia imparato proprio nulla e che sia incapace di imparare qualunque cosa, sebbene una volontà più alta e una legge più severa della sua l'abbiano privata del potere di mettere al palo gli eretici, siano essi uomini o donne, liberi pensa tori e massoni, o di estorcere confessioni di colpevolezza con la tortura, non permettendo le più di perseguitare la scienza come eresia e blasfemia più ampia misura di saggezza, come tanto speravano gli uomini, l'attuale pontefice non avrebbe ordinato, in questo momento della storia del mondo, a ogni cattolico di ogni repubblica della terra di diventare non solo sleale ma anche nemico irreconciliabile del Governo sotto cui egli vive. Né il papa attuale avrebbe mai rimesso in vigore e fatte sue le Bolle di Benedetto XIV e di Clemente XII, né avrebbe pronunciato contro quei cattolici che persistono nel rimanere Massoni tutte le pene dalle più piccole alle più grandi imposte dai suoi predecessori. Poiché egli (tanto per non moltiplicare i casi terrificanti) non può ignorare che al primo auto da te proclamato in Spagna, a Valladolid, il 21 maggio 1559 e al secondo ancor più solenne, tenuto nella stessa città alla presenza di Filippo II, di suo figlio e di sua sorella, del Principe di Parma, di molti Grandi e Nobili di Spagna e di eccelse dame di corte e del paese, una certa Dona Beatrix de Vibero Cazalla e nove altre donne furono strangolate e poi arse sul rogo davanti al pubblico per l'imperdonabile peccato di essersi convinte della verità e avere quindi abbracciato alcune idee di Martin Lutero. Al primo auto-da-te la salma di Dona Eleonora de Vibero (che era stata sepolta come cattolica, dopo aver ricevuto tutti i sacramenti negli ultimi giorni della sua malattia, senza che mai sorgesse alcun sospetto sulla sua ortodossia) fu riesumata e messa al rogo su un catafalco, adornata con un Sanbenito e con una mitra di cartone sulla testa, e così abbruciata. In base alla confessione estorta ad alcuni detenuti sotto tortura o con la minaccia della tortura, il giudice dell'Inquisizione l'aveva accusata, dopo la sepoltura, di simpatie luterane, avendo essa messo la sua casa a disposizione di riunioni luterane. Per tale motivo fu riconosciuta colpevole dal diletto Tribunale della Chiesa di essere morta in stato di eresia; la sua memoria fu condannata all'infamia fino alla posterità, i suoi beni furono confiscati, e fu decretato che il suo cadavere venisse riesumato e arso sul rogo, che la sua casa venisse rasa al suolo con la proibizione di essere ricostruita e che su quel sito sorgesse una colonna con una iscrizione per ricordare la storia di quel supplizio. Persino l'impudenza di un giornalista cattolico romano si azzarderebbe a stento a dichiarare falsa quella storia. Il fatto è riportato da Juan Antonio Llorente nel suo volume intitolato Storia critica dell' Inquisizione in Spagna, basato su documenti originali depositati negli archivi del Tribunale Supremo e in quelli dei Tribunali Sotterranei del Santo Uffizio, dai quali sono state ricavate le memorie contenute nella nostra «Risposta» circa il numero delle vittime massacrate da Torquemada e dai suoi successori. Llorente era  ex segretario dell'Inquisizione di Corte, canonico della chiesa primaziale di Toledo, cancelliere dell'università di quella città, cavaliere dell'Ordine di Carlo III e socio della Reale Accademia di Storia della Lingua Spagnola a Madrid. « Tutte queste disposizioni» (della sentenza contro la defunta Eleonora) «sono state eseguite» - dice Llorente: «lo ho visto il luogo, la colonna-e le iscrizioni. Pare che un simile monumento di ferocia umana contro un cadavere sia stato demolito nel 1809». Ma in questi auto-da-fe, gli arcivescovi e i vescovi, il clero, i nobili e le dame ivi presenti non furono certamente privati dello sfarzo e del piacere tanto atteso di vedere delle creature umane bruciare vive. Nel primo Francisco de Vibero Cazalla e Antonio Herrezuelo e nel secondo Don Carlos de Seso e Juan Sanchez  furono bruciati vivi per il peccato mortale di Luteranesimo. Dei numerosi sospetti di eresia Iute rana e di altri, non arsi vivi, o strangolati e poi bruciati, tutti i loro beni furono confiscati a favore del Santo Uffizio: metodo questo che il Santo Uffizio aveva adottato con grande diligenza per 80 anni per potersi arricchire, grazie alle continue confische, e non era ancora sazio. La morte di Dona Marina de Guevara, una suora, accusata di Luteranesimo. Il Supremo Tribunale decretò che essa era colpevole e che pertanto era incorsa nella pena della grande scomunica e quindi era stata «rimessa» al potere giudiziario e al braccio secolare,  ben sapendo quel Tribunale che la sentenza di morte doveva seguire inevitabilmente e necessariamente, e che il suo giudizio era in effetti la pena capitale. Se il Corregidor avesse osato mitigare la pena, egli stesso avrebbe sentito affondare nella sua carne gli artigli acuminati e velenosi dell'Inquisizione, in quanto si sarebbe dimostrato amico degli eretici. Che formula orrenda era quella raccomandazione alla pietà e alla gentilezza! <<È impossibile» - scrisse Llorente - «approfittare di Dio con formule contrarie alle segrete disposizioni dell'animo». «Da quando fu istituita l'Inquisizione» - scrisse Llorente nel 1817 - «raramente c'è stato un uomo famoso per il suo sapere che non sia stato perseguitato come eretico;. ed esibisce un elenco formidabile di tutti coloro che soffrirono nella loro libertà, nel loro onore e nella loro fortuna «solo perché non vollero vergognosamente adottare opinioni della Scolastica o sistemi errati sorti nell'età dell'ignoranza e della barbarie». Certamente non è impossibile ripristinare questo comodo strumento della Sede Apostolica, che interviene su denuncie anonime, accetta testimonianze ex parte su quelle denuncie e condanna in base al sospetto e a confessioni estorte con una ammirevole varietà di torture e persino quando l'accusato si ostina nel rifiuto di confessare, poiché il 21 luglio 1814 Ferdinando VII ripristinò in Spagna quello strumento - come aveva già fatto la Cortes Generai Straordinaria di Spagna il 12 febbraio 1813 ­ dopo che era stato soppresso da Napoleone nel 1808.  Nella Gazzetta del Governo Spagnolo del 23 febbraio 1826 viene così riportata l'esecuzione di una persona accusata di appartenere alla Massoneria: «Ieri è stato impiccato in città un certo Antonio  morto da impenitente lasciando nella piena costernazione la folla che assisteva allo spettacolo. Un terribile turbine di vento rese ancor più orribile la scena proprio mentre il criminale stava esalando l'ultimo respiro. Il condannato era uscito dalla prigione, bestemmiando e pronunciando parole che non possono essere ripetute dalla vergogna, e per quanto gli fosse stato messo il morso (ossia la mordacchia) ripeteva come meglio poteva: 'Viva mi Loja! Viva la Institucion Masonica!' Così, legato alla coda di un cavallo, fu trascinato fino al patibolo. Malgrado tutti gli sforzi fatti dai vari preti non si riuscì a indudo a pronunciare il nome di Gesù e Maria. Una volta morto, gli fu tagliata la mano destra e il suo corpo fu gettato in un mucchio di letame. Ecco come miseramente viene posto fine alla vita di colo­ ro che proclamano la libertà; e questa è la felicità che essi promettono a coloro che li seguono: stare ove le bestie dimorano». Se il Governo Costituzionale può essere distrutto dal papato in Spagna, in Portogallo o in Italia, una simile epoca potrebbe anche riapparire, e potrebbe accadere a un Massone quello che successe a Gaspardo de Santa Cruz e a suo figlio sotto il regno di Ferdinando e Isabella nell'anno 1487 circa. Il padre si era rifugiato a Tolosa, in Francia, ove poi morì, dopo che la sua effigie era stata bruciata a Saragozza. Per ordine degli Inquisitori uno dei suoi figli fu arrestato per aver favorito la fuga del genitore. Egli subì la pena dell'auto-da-te pubblico, e fu condannato a prendere una copia della sentenza emessa contro il proprio padre, andare a Tolosa e presentare quella copia ai Domenicani, chiedendo che il corpo del padre venisse riesumato e bruciato sul rogo, e infine ritornare a Saragozza e relazionare gli Inquisitori sull'esecuzione della sentenza. E a questo giudizio vergognoso, disgustante e mostruoso egli si sottomise senza mormorare, e lo portò a termine. Nel 1524, per ordine e a spese dell'imperatore (era allora Imperatore del Sacro Romano Impero Carlo V), venne installata nei locali dell'Inquisizione di Siviglia, da parte del Licenziato de la Cueva, una iscrizione in latino composta da un certo Diego de Cortegana, con la quale si dichiarava che da quando era stata istituita l'Inquisizione in quel posto, nel 1485 sotto il pontificato di Sisto IV e durante il regno di Ferdinando Vedi Isabella, fino al 1524, dopo essere stati giudicati conforme­ mente alla legge con l'approvazione e il favore dei papi Innocenzo VIII, Alessandro VI, Pio III, Giulio II, Leone X, Adriano VI e Clemente VII.» La Chiesa di Roma aveva preparato e maturato tutti i suoi piani di battaglia contro le istituzioni liberali e il Governo Costituzionale, in modo attento, completo ed esauriente, prima che l'enciclica Humanum Genus avesse dato il segnale per l'apertura della campagna e per l'inizio della nuova crociata, al fine di mettere in pericolo la pace nel mondo, fomentare l'anarchia e iniziare una nuova era di violenze e di omicidi. Alle elezioni del Belgio la vittoria clericale è stata seguita dall'entrata in vigore di una legge demolitrice del sistema scolastico pubblico, ponendo l'istruzione sotto il controllo dei preti e dei Gesuiti. Il papa o i suoi cardinali non si turberanno certamente se si verificherà una guerra civile, come pare adesso probabile, se migliaia di vite verranno sacrificate, se il sovrano perderà il suo trono e se il regno del Belgio verrà cancellato. In Spagna il clero romano cattolico ha organizzato una dimostrazione in ogni chiesa del regno a favore del potere temporale del papa, e se Alfonso non si mette senza alcuna riserva nelle mani e agli ordini della Chiesa si avranno dei movimenti rivoluzionari contro il trono come già si stanno verificando nel nord della Spagna. Il papa promulga una enciclica contro l'adozione di una nuova legge sul divorzio, promossa dalla legislatura francese, e istruisce i vescovi di ostacolar­ la fino al punto che essi ritengano possibile. Possiamo prevedere l'insorgere di disordini in Messico e nei paesi sud americani contro la Libera Massoneria e i Governi Costituzionali, fomentati dal clero in obbedienza agli ordini emanati dal Vaticano. Con una Breve papale del 17 gennaio 1750, il padre ]oseph Torrubia, Pro-Censore e Revisore dell'Inquisizione fu autorizzato a farsi iniziare in Massoneria, a sottoporsi a tutti i giuramenti che gli fossero richiesti e a usare qualsiasi mezzo possibile per acquisire la più completa conoscenza della Massoneria spagnola. Nel marzo 1751 il padre Torrubia, avendo prestato i giuramenti richiesti senza commettere peccato ed essendo stato iniziato, mise nelle mani del Grande Inquisitore i 97 piedi lista dei membri delle 97 logge allora attive in Spagna, al che il 2 luglio 1751 il re Ferdinando VI decretò la completa soppressione dell'Ordine massonico e prescrisse la pena di morte  a tutti coloro che fossero stati riconosciuti di appartenere alla Massoneria. Indubbiamente Leone XIII riterrebbe cosa lodevole per ogni buon cattolico adesso, se ce ne fosse bisogno, imitare l'esempio di padre ]oseph Torrubia, e magari concedere una tale Breve come fu concessa a quel degno padre, sebbene tutti gli uomini onesti riterrebbero spregevole e infame un simile servizio, considerando lo spergiuro e il tradimento della fiducia come delle virtù solo agli occhi della Chiesa e non a quelli di Dio. Ma Sua Santità apostolica ha benignamente permesso che durante un anno, coloro che in obbedienza ai suoi ordini abbandoneranno la Massoneria non saranno obbligati a rendere noti i nomi dei propri superiori dell'Ordine; non perché facendo lo commetterebbero una indicibile viltà, ma solo perché è una mossa politica, forse per indurre molti ad abbandonare l'Ordine, i quali non sarebbero disposti a farlo, per non diventare allo stesso tempo dei mascalzoni infidi e spergiuri. Mentre istiga gli strumenti venali e fanatici del suo clero contro la Libera Muratoria e i Governi Costituzionali, il papa non dimentica niente per rendere più efficace la sua Bolla di scomunica. Occorre dare fiducia a quelli che possono dare una mano a sterminare la Massoneria, a rovesciare i Governi Costituzionali, a rimettere sotto schiavitù gli intelletti, le anime e la scienza, e, se non in questo mondo allora certamente nel prossimo, all'immunità per tutte le soverchierie, le scelleratezze e i crimini che essi possono commettere. Pertanto il papa approfitta delle attuali occasioni, provocando disordini in Belgio, in Messico e in Italia con il promulgare i suoi editti come autocrate spirituale del mondo intero, rivestito di tutti i poteri di Dio Onnipotente, mediante i quali egli perdona in pieno tutti i peccati di una moltitudine di fedeli, senza sapere o preoccuparsi di sapere quale sia l'enormità di quei peccati. Che i tesori celesti della Chiesa possano essere aperti a tutti, noi qui con la presente rinnoviamo ogni indulgenza da noi con­ cessa l'anno scorso. Pertanto, a tutti coloro che avranno partecipato nei giorni prescritti alla pubblica recita del Rosario e avranno pregato per le nostre intenzioni; persino a tutti coloro che per legittimi motivi saranno stati costretti a farlo in privato, noi concediamo per ogni occasione una indulgenza di sette anni e sette volte quaranta giorni. A coloro che nel prescritto lasso di tempo avranno compiuto queste devozioni almeno dieci volte ­ o pubblicamente in chiesa o per giusti motivi privatamente nella propria casa - e avranno espiato i propri peccati con la confessione e ricevuto la comunione davanti all'altare, noi con­ cediamo dal tesoro della Chiesa una indulgenza plenaria. Noi la concediamo anche piena di perdono per i peccati e con remissione plenaria della punizione a tutti coloro che, sia nel giorno stesso della festività di Nostra Beata Signora del Rosario sia in qualsiasi giorno entro i successivi otto giorni, avranno lavato le macchie della propria anima e avranno santamente preso parte alla Mensa divina. Quali che siano queste «intenzioni», la Lettera Humanum Genus non permette al mondo di avere dubbi in proposito. E nella recente enciclica, con la quale si concede in anticipo l'assoluzione, tali intenzioni sono così espresse: «Possano le nostre Sante Protettrici del Cielo, da noi invoca­ te con il Rosario, essere benignamente con noi e far sì che dopo aver eliminato tutte le divergenze d'opinione e ripristinato il Cristianesimo in tutto il mondo si possa ottenere da Dio la tanto desiderata pace nella Chiesa». È stato altresì annunciato che un'altra Lettera sta per essere promulgata, in cui il papa esporrà ai suoi vassalli le proprie opi­ nioni in merito al governo civile, il che provocherà certamente una profonda impressione nel mondo cattolico. Egli non può davvero rendere queste sue intenzioni molto più chiare di quanto non abbia già fatto, ma non è probabile che le sue superbe intenzioni saranno in alcun modo annullate. Ha già proclamato la guerra al protestantesimo, alla libera istruzione e alle restrizioni costituzionali sul potere arbitrario, e continuerà a fare così in modo sempre più energico e offensivo, finché non solo i governanti dei paesi protestanti, ma tutti, ovunque esistano governi costituzionali, saranno costretti a dichiarare che il papato è il malvagio turbatore della pace del mondo, e a unirsi nei provvedimenti da adottare per frenare la sua arroganza, privarlo del potere di fare del male e di quella sua tanto amata prerogativa di essere la maledizione e il terrore del mondo. La Libera Massoneria non fa guerra alla religione cattolica romana. Ciò le sarebbe impossibile perché la Massoneria non ha mai cessato di proclamare che i suoi principi fondamentali sono una perfetta e assoluta eguaglianza dei diritti di libera opinione in materia di fede e di dottrina. Essa nega il diritto a una Fede di tollerarne un'altra. Tollerare è permettere, e permettere significa astenersi dal vietare o dall'impedire; pertanto il diritto di tollerare implicherebbe il diritto di proibire. Se ci dovesse essere il diritto di tollerare, ogni Fede dovrebbe averlo parimenti. Agli occhi della Massoneria nessuno è in alcun modo superiore all'altro, e di due Fedi contrapposte ognuna di esse non può essere superiore all'altra, né l'una può tollerare l'altra. Roma pretende tanto il diritto di proibire, anche adesso come ha sempre fatto. Essa non è mai tollerante tranne quando vi è costretta. E la Massoneria non ha niente da dire sui principi religiosi della Chiesa, ma le nega il diritto di interferire nel libero esercizio del diritto di opinione. Si dirà che la Massoneria di lingua inglese non accetta i cattolici nel suo grembo. Questo non è vero. Non accetta i Gesuiti perché nessun giuramento che essa richiede potrà mai vincolare la coscienza di un Gesuita. Essa non accetta neanche gli atei. Non nega loro il diritto di essere atei, ma rifiuta di accettarli come membri in quanto la Massoneria riconosce una Volontà Suprema, la saggezza e la potenza, un Dio il Quale è una provvidenza protettrice e al Quale non è follia rivolgere le proprie preghiere, e il Quale non ha mai fatto della persecuzione un dovere religioso né di una crudeltà selvaggia o dell'essere colpevole di un delitto di sangue il passaporto per il Paradiso.

Il Sovrano Gran Commendatore
Albert Pike, 33°


 
 
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